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CAPO FESTIVAL seconda edizione 2017

Sapori, Suoni e Ritmi del Mediterraneo

il 5 e 6 agosto 2017 le eccellenze del territorio

Piazza Fontana San Nicolò di Ricadi Capo Vaticano

San Nicolò Capo Vaticano, 29 Luglio 2017 - Dopo il successo della prima edizione, torna il Capo Festival edizione 2017, evento di musica, cultura, artigianato ed enogastronomia d'eccellenza della Calabria organizzato dall'Assessorato al Turismo del Comune di Ricadi.

L'evento patrocinato dalla Camera di Commercio di Vibo Valentia e dalla Regione Calabria si svolge quest'anno in due serate, il 5 e 6 agosto. Numerosi gli sponsor e le esposizioni eno-gastronomiche e di tradizioni d'eccellenza che partecipano all'evento di San Nicolò di Ricadi in Piazza Fontana e lungo la via che dall'incrocio con la Via Provinciale conduce alla Piazza storica della Chiesa intitolata a San Nicola.

Il programma delle due serate porta sotto i riflettori del palco intorno alle ore 23.00 artisti importanti della storia della musica italiana e della musica popolare quali Ciccio Lucera, Tony Esposito e Salvatore Braccio il 5 agosto e Mimmo Cavallaro il 6 agosto. Artisti che saranno anticipati da band calabresi di straordinaria bravura come gli Etno Pathos nella prima serata mentre nella seconda, già dalle 18.00, i Giamberiani proporranno i loro Suoni Tradizionali di Musica Itinerante. Mimmo Cavallaro sarà anticipato alle ore 22.00 dalla band Amakorà.

Si può far parte di questo evento come volontari e tutte le info sono sul sito www.capofestival.it

 

GLI ARTISTI DI CAPO FESTIVAL 2017

Etno Pathos, band di nuova generazione nata da un'idea di Giacomo Davì e Leo Preiti. Il termine "pathos" veniva utilizzato nell'antica Grecia per indicare sofferenza o, generalmente, emozione. In questo caso, il gruppo vuole esprimere la "passione per la musica popolare calabrese, etnica e tradizionale" e quell'amore per la propria terra che a volte sembra svanito. La formazione attuale rappresenta l'incontro tra musicisti eccellenti e la voglia di far riemergere a memoria d'uomo alcuni tra i più importanti testi di musica popolare e tradizionale, riproposti mediante arrangiamenti inediti.

 

I Giamberiani sono un gruppo composto da giovani polistrumentisti calabresi uniti dalla passione per le tradizioni locali. La denominazione Giamberiani, d’altronde, identifica il loro repertorio, caratterizzato dalla riproposizione dei suoni e dei canti popolari della cultura orale contadina. Un modo di dire tipico catanzarese recita: «Cchi t’abballi? ‘a giambariana!», che significa fare una serie di movimenti sconnessi per dare sfogo all’allegria. E «fari ‘a giambariana» rispecchia perfettamente le caratteristiche della musica popolare che non segue degli schemi prestabiliti. L’unica costante è rappresentata dalla briosità delle melodie. Lo spettacolo dei Giamberiani propone un variegato repertorio di canti popolari eseguiti esclusivamente con l’utilizzo degli strumenti tipici della tradizione musicale locale, quali: zampogna a chiave, zampogna surdulina, pipita, fischietti, chitarra e chitarrino battente, lira calabrese, organetti, tamburelli. Le fonti più solide e autentiche, nel lavoro di ricerca svolto dal duo, sono risultate gli anziani, i più autorevoli depositari dell’espressione coreutica e della musica regionale.

 

Amakorà, nome con cui si è cercato di racchiudere la storia della Calabria e l'attaccamento ad essa dei suoi figli. Fin dai tempi remoti la regione calabrese è stata la culla di molti popoli, di musiche, di lingue, racchiudendo etnie diverse in un lembo di terra unico. Ispirati dal Greco Antico, dove "KORA" significa Terra, popolo, paese, nasce il nome della band AmaKorà “amore per la propria terra”, ma AmaKorà è soprattutto musica nella loro ricerca artistica, in cui tracciano un loro personale percorso, per ricreare sentieri musicali perduti e per reinventare armonie. Le melodie degli Amakorà provengono da strumenti ancestrali, hanno i segni di una cultura forse mai tramontata. Gli argomenti approfonditi nei testi parlano di una terra e della sua gente, del passato ma anche del presente difficile e dell’incerto futuro.

 

Ciccio Nucera ha sempre mantenuto un ruolo attivo nella promozione e valorizzazione della musica tradizionale calabrese. Da circa 20 anni fa parte dell’Associazione CUMELCA: “Cumunia tos Ellenofono tis Calavria”, impegnata da diversi anni nella salvaguardia della lingua, delle tradizioni, usi e costumi della propria comunità. Nucera è stato anche una figura chiave nello stabilire e mantenere contatti con la Grecia con cui la Calabria ha una relazione culturale, e nel favorire gemellaggi tra comuni.

Negli ultimi anni ha condotto, sia solo sia in collaborazione con altri esperti, parecchi seminari e lezioni sulla musica e il ballo tradizionale finanziati dalla Regione e dalla Provincia, in numerose scuole elementari e medie della Provincia di Reggio Calabria. Ricca è anche la partecipazione di Ciccio Nucera a diversi Convegni, Seminari, Manifestazioni… sulla musica etnica sia su scala nazionale che internazionale.

Dal 2014 nasce il nuovo progetto "La tarantella crea dipendenza tuor" ed esce il CD "la tarantella crea dipendenza live"; con l'associazione culturale musicale Nucera ha partecipato in questi anni a vari concerti tenuti nelle varie piazze d'Italia e ha avuto tantissime collaborazioni musicali con musicisti popolari e di altre etnie.

 

Salvatore Braccio, Scultore originario di Spilinga (VV) è musicista, insegnante e maestro liutiaio di lira calabrese. Possiede nel paese di origine un laboratorio dove costruisce strumenti tradizionali di questo genere lavorando e scolpendo quindi il legno per dare vita a strumenti a corda di antica origine. Alcuni di questi risalgono alla tecnica costruttiva dell'anno 1000.

Quella di Salvatore è una passione per la costruzione di strumenti musicali quali chitarre e violini acquisita dallo zio, il maestro Reginaldo D’Agostino, anch'egli originario di Spilinga (VV), scultore pittore esperto di arte e di costruzione di strumenti musicali tradizionali; ma lo strumento che ha affascinato maggiormente Salvatore Braccio è la lira calabrese.

La costruzione dei suoi strumenti non si limita il più delle volte ad una riproduzione fedele così come si progettava alle origini ma Braccio ama sperimentare le caratteristiche sonore in base alla qualità del legno impieghieto e apporta spesso variazioni costruttive e personali che rendono un pezzo unico e originale ogni strumento di sua produzione.

 

Mimmo Cavallaro. Il progetto artistico di Mimmo Cavallaro nasce ufficialmente nel 2009 con la pubblicazione del primo disco “Sona Battenti” prodotto da Taranta Power sotto la guida di Eugenio Bennato. Ma le origini del mondo musicale di Mimmo Cavallaro vanno molto più in là nel tempo, alla sua infanzia e a un immaginario legato alla realtà dell’entroterra calabrese dalla quale Mimmo proviene.

Cresciuto ai piedi dell’Aspromonte in una ormai rara realtà contadina dove la sola musica suonata e ascoltata era quella degli zampognari, Mimmo si forma come musicista e si appassiona alla ricerca della musica tradizionale tramandata per via orale.

 

Tony Esposito, non ultimo di questa fotografia degli ospiti del Capo Festival 2017, ma uno dei nomi più importanti della panorama artistico musicale italiano. Noto percussionista, la musica di Tony (il cui vero nome è Antonio) Esposito è ispirata a sonorità provenienti da molti Paesi del mondo, mescolate con ritmi tribali e melodie tipiche della musica partenonea. L'originalità del suo approccio si può ritrovare nell'invenzione di strumenti unici come il tamborder, suono onomatopeico di uno dei suoi più famosi brani, "Kalimba de Luna", di cui i Boney M. pubblicarono quasi contemporaneamente una cover in lingua inglese.

Prima di affacciarsi all'attività discografica in proprio, Toni (Tony) Esposito ha contribuito, durante gli anni settanta, al "sound ritmico" di diversi artisti italiani quali: Pino Daniele, Edoardo Bennato, Alan Sorrenti, Juan Lorenzo, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Eugenio Bennato, Claudio Rocchi, Mauro Pelosi.  Insieme a Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso,  Rino Zurzolo e Fabio Forte,

ha contribuito a coniare il termine "blues metropolitano " che trova uno dei punti di massima espressione artistica nell'album di Pino Daniele Vai mò del 1981. Questo gruppo di già citati musicisti, insieme a molti altri dell'hinterland partenopeo (fra i quali Ernesto Vitolo e Gigi de Rienzo, Robert Fix, Mark Harris), verranno considerati per molti anni i capostipiti ed i punti di riferimento della cosiddetta "Napoli-power "(il nuovo sound blues - rock metropolitano ove si innestano funky-jazz e world-etnica). Al di là delle sue capacità artistiche, tecniche e di composizione, i suoi successi, nelle canzoni, si debbono anche alla sempre viva collaborazione negli anni ottanta, con il coautore e cantante indimenticato di quei grandi successi Gianluigi Di Franco (scomparso prematuramente nel 2005). Di Franco è stato una delle voci più interessanti della musica italiana contemporanea, creatore di un particolare modo di interpretare il canto, tuttora difficilmente riscontrabile in altri cantanti. Tony Esposito, avvalendosi dell'ugola raffinata e sensuale di Gianluigi in brani come Kalimba de luna, As tu as e Sinuè, ha scalato le classifiche nazionali ed europee.

 

   

 

 

 

 

 (altre foto da pubblicare dopo l'evento)

 

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